Il mirino, ovvero: istruzioni per l'uso
Di fronte ad un messaggio comunicativo si può stabilire quale natura esso manifesti tramite l'analisi del rapporto che intercorre tra contenuto implicito ed esplicito.
Come si è accennato altrove,
ogni messaggio comunicativo è composto da due parti, l'una esplicita e
l'altra implicita. Entrambe sono forme di significato, ovvero mezzi
attraverso i quali il significato viaggia dal comunicatore al
ricevente.
Per semplicità possiamo indicare come messaggio esplicito la parte di significato espressa dal suo contenuto e, come messaggio implicito, quella sottesa, sempre dal suo contenuto. Possiamo indicare inoltre, come reale significato del messaggio, l'insieme delle due parti.
Quel che interessa sottolineare in questa sede è il diverso effetto che le due forme di messaggio, ed in particolare quella implicita, producono sul ricevente.
Tutti i messaggi scatenano in chi li riceve una reazione emotiva. O meglio, due reazioni emotive. Dette reazioni sono l'insieme delle emozioni provate dall'individuo in relazione al significato del messaggio ed al valore che questo ha per lui. La differenza fondamentale consiste nel fatto che, per il messaggio esplicito, grazie al meccanismo di comprensione intellettuale, la reazione emotiva è filtrata dal pensiero; per il messaggio implicito invece, il quale, per definizione e almeno inizialmente, sfugge alla comprensione, questo filtro non sussiste: esso, per così dire, va direttamente al cuore dell'individuo.
Ne consegue che la seconda reazione, quella relativa al messaggio implicito, è decisamente più intensa della prima.
Chiameremo vissuto interiore l'insieme delle reazioni emotive scatenate, ovvero la risposta emotiva relativa al reale significato del messaggio.
I vissuti interiori sono la base emotiva della nostra memoria, comunemente chiamata "esperienza" e, pur prestandosi a rielaborazione concettuale, concorrono in misura decisiva a formare e modificare il nostro carattere ed il nostro comportamento.
Di fronte ad un messaggio comunicativo si può stabilire quale natura esso manifesti tramite l'analisi del rapporto che intercorre tra contenuto implicito ed esplicito.
In linea di tendenza e senza pretesa di essere esaustivi, possiamo distinguere le seguenti tipologie di messaggio:
• messaggio simbolico: il contenuto implicito conferma ed espande quello esplicito, aprendo strade di comprensione de interpretazione ulteriori a quelle fornite esplicitamente. L'esempio più immediato è l'utilizzo di metafore, allegorie, paragoni ecc.
• messaggio funzionale: il contenuto implicito nega o travisa quello esplicito, tendenzialmente con l'intenzione di provocare un meccanismo di comprensione inaspettato. L'esempio più classico è la battuta di spirito.
• messaggio manipolativo: il contenuto esplicito ha la sola funzione di nascondere quello implicito. L'intenzione è quella di provocare un vissuto interiore meno filtrato possibile dall'intelletto, di relegare il pensiero del ricevente ad una condizione più vicina possibile al non utilizzo, spingendolo a concentrarsi sul contenuto esplicito, che è la trappola. L'esempio più palese è dato dal messaggio pubblicitario il quale, quasi sempre se non sempre, esplicita qualcosa di assolutamente banale (richiedendo il non utilizzo del pensiero) o di stupefacente (richiedendo l'attenzione del pensiero) mentre, implicitamente cerca di far leva su bisogni, reali o da costruire, di cui si ha scarsa consapevolezza. Più la consapevolezza è scarsa più il messaggio andrà a segno, restando nella memoria emotiva del ricevente.
• messaggio neutrale: è, o dovrebbe essere, quel tipo di messaggio in cui il contenuto implicito non esiste, ovvero il suo significato reale corrisponde al contenuto esplicitato. Chi scrive ritiene ipotetica l'esistenza di questa tipologia. La si cita unicamente in quanto una sempre ipotetica "comunicazione obiettiva" è l'intenzione dichiarata di molti di coloro che "fanno informazione". La trattazione di questo argomento ci allontanerebbe di molto dal nostro scopo attuale e viene rimandata ad altra specifica sede.
Lo scopo della sezione "tiro al piccione" è quello di svelare l'eventuale natura manipolativa della comunicazione mass-mediatica, di mostrarne la lesività e di innestare meccanismi difensivi. La prima operazione da effettuare, nel tentativo di difendersi dalla manipolazione, è di esplicitare ciò che è implicito. Questo permette al pensiero di attuare quel filtro non voluto da chi manipola, rendendo il ricevente maggiormente libero nei confronti del messaggio. Il possesso consapevole del reale significato di un messaggio permette di stabilire davvero, tramite atto di volontà, il peso che il messaggio dovrà avere per noi, impedendo che detto peso sia stabilito da chi il messaggio lo prepara.
Dal punto di vista fin qui esposto, in questa sezione, verranno analizzate svariate tipologie di comunicazione mass-mediatica, dal programma, al film, allo spot, all'articolo e così via. Per ogni prodotto analizzato verrà aperto uno spazio di commento nella sezione dei forum, in modo di dare a chiunque la possibilità di interagire con l'analisi. Chi volesse partecipare invece alla sezione producendo articoli ci contatti specificando i dati personali.
Di seguito, tra il serio e il feceto, un esempio estremo di messaggio manipolatorio analizzato ed esplicitato.
Una madre dice al proprio figlio:
"certo caro, vai pure in discoteca con i tuoi amici, è giusto che tu ti diverta e che tu faccia ciò che ti senti di fare... e non preoccuparti dell'orario, torna pure quando vuoi... comunque io ti aspetterò alzata, tanto non riuscirei a dormire sapendoti in giro di notte, con tutti quegli ubriachi e drogati che guidano come pazzi, come quei tuoi amici, sai quanti giovani muoiono sulla strada il sabato sera?, e con tutte quelle ragazze poco serie che non aspettano altro che di fregare un bravo ragazzo come te... ma non fa niente, fai pure come vuoi, ah e mi raccomando mettiti la canottiera che ballando si suda e hai abbastanza soldini?"
Ci si potrebbe aspettare una reazione emotiva a carattere gioioso dato il permesso ottenuto. Tuttavia sia ha come il sospetto che il figlio in questione non se ne vada in discoteca del tutto spensierato e pronto a lasciarsi andare al divertimento. Infatti se esplicitamente la madre qualifica il figlio giudicando "giusta" la sua intenzione e chiamandolo "bravo ragazzo", implicitamente lo squalifica mostrandogli come la sua intenzione la farà soffrire, tra l'altro spostando la qualificazione positiva su se stessa che "soffre ma permette", squalificando i suoi amici, impedendogli implicitamente di comportarsi come loro "ubriachi e drogati" perchè si corre il rischio di morire, implicitamente impedendogli di vivere serenamente un'eventuale sessualità con le ragazze inevitabilmente "poco serie", le quali, se concedono, lo "fregano" e infine, impedendogli implicitamente di crescere grazie all'infantile "canottiera" e agli ancora più infantili "soldini", i quali, evidentemente, è lei ad elargire.
La reazione emotiva del figlio, quella più intensa e meno consapevole, sarà, al contrario della gioia, senso di colpa e senso di inadeguatezza che lo porranno in conflitto con i propri desideri. Egli potrà scegliere se cedere ai freni materni rinunciando ai desideri (repressione) o resistere ai freni depotenziando in qualche modo il vissuto negativo allontanandosi dai propri sentimenti (ritardo emotivo). In ogni caso lo scopo della madre è raggiunto ed il danno è fatto.
Cerchiamo quindi, come possiamo, di salvare il povero ragazzo rendendo esplicito ciò che è implicito, ovvero traducendo il messaggio della madre nell'esporre il suo reale significato.
La madre avrebbe dovuto e voleva dire:
"certo caro, vai pure in discoteca con quelle merde dei tuoi amici che ti allontanano da me, io non mi assumo la responsabilità di negartelo per il fatto che io non mi assumo mai la responsabilità dei miei sentimenti, invece la scarico su di te. Infatti ti do si il permesso di andare ma non pensare neanche per un attimo che te lo dia gratis, come non ti do niente gratis. Già perchè io starò male al pensiero che tu faccia cose da grandi come andare in giro di notte, stare con gli amici, con le ragazze, guidare, bere, insomma starò male al pensiero che tu non stia con me, ma il fatto che io stia male, lungi dall'essere un mio problema, deve essere un problema tuo, devi sentirti in colpa, devi avere la mia paura di morire, la mia paura di restare da sola, devi sentire quanto io mi senta sporca nella mia sessualità, tanto sporca da trasferire questa sensazione in tutte le altre ragazze che, per forza di cose, a questo punto sono puttane. Quindi se vuoi diventare grande sappi che non ti sarà concesso di affrontare solo le tue difficoltà ma dovrai cuccarti anche le mie, soprattutto le mie, io sono più importante di te, molto più importante. Non sarebbe forse meglio che te ne resti piccolo, che rinunci ai tuoi desideri e che ti occupi finalmente solo dei miei, così saremo finalmente entrambi esentati dal crescere? Comunque fai tu, io non so scegliere."
Per semplicità possiamo indicare come messaggio esplicito la parte di significato espressa dal suo contenuto e, come messaggio implicito, quella sottesa, sempre dal suo contenuto. Possiamo indicare inoltre, come reale significato del messaggio, l'insieme delle due parti.
Quel che interessa sottolineare in questa sede è il diverso effetto che le due forme di messaggio, ed in particolare quella implicita, producono sul ricevente.
Tutti i messaggi scatenano in chi li riceve una reazione emotiva. O meglio, due reazioni emotive. Dette reazioni sono l'insieme delle emozioni provate dall'individuo in relazione al significato del messaggio ed al valore che questo ha per lui. La differenza fondamentale consiste nel fatto che, per il messaggio esplicito, grazie al meccanismo di comprensione intellettuale, la reazione emotiva è filtrata dal pensiero; per il messaggio implicito invece, il quale, per definizione e almeno inizialmente, sfugge alla comprensione, questo filtro non sussiste: esso, per così dire, va direttamente al cuore dell'individuo.
Ne consegue che la seconda reazione, quella relativa al messaggio implicito, è decisamente più intensa della prima.
Chiameremo vissuto interiore l'insieme delle reazioni emotive scatenate, ovvero la risposta emotiva relativa al reale significato del messaggio.
I vissuti interiori sono la base emotiva della nostra memoria, comunemente chiamata "esperienza" e, pur prestandosi a rielaborazione concettuale, concorrono in misura decisiva a formare e modificare il nostro carattere ed il nostro comportamento.
Di fronte ad un messaggio comunicativo si può stabilire quale natura esso manifesti tramite l'analisi del rapporto che intercorre tra contenuto implicito ed esplicito.
In linea di tendenza e senza pretesa di essere esaustivi, possiamo distinguere le seguenti tipologie di messaggio:
• messaggio simbolico: il contenuto implicito conferma ed espande quello esplicito, aprendo strade di comprensione de interpretazione ulteriori a quelle fornite esplicitamente. L'esempio più immediato è l'utilizzo di metafore, allegorie, paragoni ecc.
• messaggio funzionale: il contenuto implicito nega o travisa quello esplicito, tendenzialmente con l'intenzione di provocare un meccanismo di comprensione inaspettato. L'esempio più classico è la battuta di spirito.
• messaggio manipolativo: il contenuto esplicito ha la sola funzione di nascondere quello implicito. L'intenzione è quella di provocare un vissuto interiore meno filtrato possibile dall'intelletto, di relegare il pensiero del ricevente ad una condizione più vicina possibile al non utilizzo, spingendolo a concentrarsi sul contenuto esplicito, che è la trappola. L'esempio più palese è dato dal messaggio pubblicitario il quale, quasi sempre se non sempre, esplicita qualcosa di assolutamente banale (richiedendo il non utilizzo del pensiero) o di stupefacente (richiedendo l'attenzione del pensiero) mentre, implicitamente cerca di far leva su bisogni, reali o da costruire, di cui si ha scarsa consapevolezza. Più la consapevolezza è scarsa più il messaggio andrà a segno, restando nella memoria emotiva del ricevente.
• messaggio neutrale: è, o dovrebbe essere, quel tipo di messaggio in cui il contenuto implicito non esiste, ovvero il suo significato reale corrisponde al contenuto esplicitato. Chi scrive ritiene ipotetica l'esistenza di questa tipologia. La si cita unicamente in quanto una sempre ipotetica "comunicazione obiettiva" è l'intenzione dichiarata di molti di coloro che "fanno informazione". La trattazione di questo argomento ci allontanerebbe di molto dal nostro scopo attuale e viene rimandata ad altra specifica sede.
Lo scopo della sezione "tiro al piccione" è quello di svelare l'eventuale natura manipolativa della comunicazione mass-mediatica, di mostrarne la lesività e di innestare meccanismi difensivi. La prima operazione da effettuare, nel tentativo di difendersi dalla manipolazione, è di esplicitare ciò che è implicito. Questo permette al pensiero di attuare quel filtro non voluto da chi manipola, rendendo il ricevente maggiormente libero nei confronti del messaggio. Il possesso consapevole del reale significato di un messaggio permette di stabilire davvero, tramite atto di volontà, il peso che il messaggio dovrà avere per noi, impedendo che detto peso sia stabilito da chi il messaggio lo prepara.
Dal punto di vista fin qui esposto, in questa sezione, verranno analizzate svariate tipologie di comunicazione mass-mediatica, dal programma, al film, allo spot, all'articolo e così via. Per ogni prodotto analizzato verrà aperto uno spazio di commento nella sezione dei forum, in modo di dare a chiunque la possibilità di interagire con l'analisi. Chi volesse partecipare invece alla sezione producendo articoli ci contatti specificando i dati personali.
Di seguito, tra il serio e il feceto, un esempio estremo di messaggio manipolatorio analizzato ed esplicitato.
Una madre dice al proprio figlio:
"certo caro, vai pure in discoteca con i tuoi amici, è giusto che tu ti diverta e che tu faccia ciò che ti senti di fare... e non preoccuparti dell'orario, torna pure quando vuoi... comunque io ti aspetterò alzata, tanto non riuscirei a dormire sapendoti in giro di notte, con tutti quegli ubriachi e drogati che guidano come pazzi, come quei tuoi amici, sai quanti giovani muoiono sulla strada il sabato sera?, e con tutte quelle ragazze poco serie che non aspettano altro che di fregare un bravo ragazzo come te... ma non fa niente, fai pure come vuoi, ah e mi raccomando mettiti la canottiera che ballando si suda e hai abbastanza soldini?"
Ci si potrebbe aspettare una reazione emotiva a carattere gioioso dato il permesso ottenuto. Tuttavia sia ha come il sospetto che il figlio in questione non se ne vada in discoteca del tutto spensierato e pronto a lasciarsi andare al divertimento. Infatti se esplicitamente la madre qualifica il figlio giudicando "giusta" la sua intenzione e chiamandolo "bravo ragazzo", implicitamente lo squalifica mostrandogli come la sua intenzione la farà soffrire, tra l'altro spostando la qualificazione positiva su se stessa che "soffre ma permette", squalificando i suoi amici, impedendogli implicitamente di comportarsi come loro "ubriachi e drogati" perchè si corre il rischio di morire, implicitamente impedendogli di vivere serenamente un'eventuale sessualità con le ragazze inevitabilmente "poco serie", le quali, se concedono, lo "fregano" e infine, impedendogli implicitamente di crescere grazie all'infantile "canottiera" e agli ancora più infantili "soldini", i quali, evidentemente, è lei ad elargire.
La reazione emotiva del figlio, quella più intensa e meno consapevole, sarà, al contrario della gioia, senso di colpa e senso di inadeguatezza che lo porranno in conflitto con i propri desideri. Egli potrà scegliere se cedere ai freni materni rinunciando ai desideri (repressione) o resistere ai freni depotenziando in qualche modo il vissuto negativo allontanandosi dai propri sentimenti (ritardo emotivo). In ogni caso lo scopo della madre è raggiunto ed il danno è fatto.
Cerchiamo quindi, come possiamo, di salvare il povero ragazzo rendendo esplicito ciò che è implicito, ovvero traducendo il messaggio della madre nell'esporre il suo reale significato.
La madre avrebbe dovuto e voleva dire:
"certo caro, vai pure in discoteca con quelle merde dei tuoi amici che ti allontanano da me, io non mi assumo la responsabilità di negartelo per il fatto che io non mi assumo mai la responsabilità dei miei sentimenti, invece la scarico su di te. Infatti ti do si il permesso di andare ma non pensare neanche per un attimo che te lo dia gratis, come non ti do niente gratis. Già perchè io starò male al pensiero che tu faccia cose da grandi come andare in giro di notte, stare con gli amici, con le ragazze, guidare, bere, insomma starò male al pensiero che tu non stia con me, ma il fatto che io stia male, lungi dall'essere un mio problema, deve essere un problema tuo, devi sentirti in colpa, devi avere la mia paura di morire, la mia paura di restare da sola, devi sentire quanto io mi senta sporca nella mia sessualità, tanto sporca da trasferire questa sensazione in tutte le altre ragazze che, per forza di cose, a questo punto sono puttane. Quindi se vuoi diventare grande sappi che non ti sarà concesso di affrontare solo le tue difficoltà ma dovrai cuccarti anche le mie, soprattutto le mie, io sono più importante di te, molto più importante. Non sarebbe forse meglio che te ne resti piccolo, che rinunci ai tuoi desideri e che ti occupi finalmente solo dei miei, così saremo finalmente entrambi esentati dal crescere? Comunque fai tu, io non so scegliere."

