Shot the Spot
L'intento di questo articolo, come si può intuire dal titolo, è quello di puntare il mirino
sugli spot pubblicitari, nel tentativo di inaugurare una nuova
discussione, se non addirittura una sotto-sezione, che si occupi di
pubblicità.
Non appena i forum saranno operativi questa discussione troverà
sicuramente lì posizione più adeguata; nel frattempo verranno inseriti
in "tiro al piccione" articoli contenitore che analizzano spot
pubblicitari.
Chi volesse partecipare alla discussione può, tramite "lascia un
commento" riferirsi anche ad uno solo degli spot contenuti, chi invece
volesse aggiungere l'analisi di uno spot ce la invii e noi la
inseriremo nel successivo "shot the spot".
Due parole sulla pubblicità:
se la pubblicità è "l'anima del commercio" e se consideriamo il grado
di limpidezza di un'anima per stabilire con chi abbiamo a che fare,
direi che il commercio è posseduto da un demone della peggior specie.
Appresi cinematograficamente i rischi di un esorcismo si ritiene conveniente la ricerca di un'altra via.
Il suggerimento è il seguente: siccome uno dei principali meccanismi manipolatori della pubblicità è quello di associare il prodotto pubblicizzato con il contenitore pubblicitario (slogan, personaggi, situazioni) nel banale ma funzionale tentativo di trasferire tramite sotterfugio
le qualità del contenitore al prodotto, dotandolo così di un illusorio
valore aggiunto, la nostra intenzione è quella di ritorcere il
meccanismo stesso verso il mittente, associando, dopo aver svelato la
manipolazione, la svalutazione che ne deriva al prodotto stesso.
L'unica differenza è che il nostro non è un sotterfugio, in quanto i
meccanismi manipolatori, essendo reali, svalutano realmente il
prodotto, tramite svalutazione di chi lo produce che ha accettato,
quando non richiesto, il meccanismo manipolativo.
Ne consegue che, per noi, quando, in seguito ad analisi, riterremo
schifosa una pubblicità, estenderemo detta caratteristica anche al
prodotto pubblicizzato in quanto chi lo produce, se per venderlo
accetta di manipolare, mostra un'intenzione che assai probabilmente lo
guidava anche nel momento produttivo.
Se l'intenzione da noi dichiarata negli ultimi due paragrafi non è del
tutto limpida, essa tuttavia non può dirsi manipolativa, in quanto,
appunto, dichiarata.
Si cerca solo di ricambiare un po' di fastidio.
Prima di passare all'analisi degli spot ci
preme sottolineare che riteniamo sicuramente possibile (oltre che
doveroso) produrre pubblicità non anti-etica. Il come lo vedremo nella
sezione "laboratorio creativo" di prossima apertura. Per il momento
basti ricordare che la pubblicità dovrebbe essere la comunicazione che
un certo prodotto esiste ed è disponibile. Questa comunicazione può
essere effettuata in modo raffinato o no, con tentativo artistico o
meno e via discorrendo. Quel che andrebbe evitato è il meccanismo
manipolativo, da quello semplice descritto sopra a quello complesso che
si fonda sulla stimolazione dello squilibrio del pubblico,
fondamentalmente riproponendo in varie vesti lo stesso messaggio: tu
vali poco, sei sbagliato, hai dei bisogni. con questo prodotto puoi
assomigliare agli altri che valgono più di te e soddisfare i tuoi
bisogni. Abboccando a questo meccanismo si viene manipolati in quanto
sul bisogno apparentemente soddisfatto viene in realtà costruito un bisogno alternativo di carattere illusorio che svierà chi lo possiede allontanandolo da se stesso, rendendolo così un migliore consumatore.
Di seguito alcune analisi di spot piuttosto conosciuti. Molte delle
analisi che seguono derivano dalle produzioni degli studenti di Scienze
dell'Educazione e di Scienze della Formazione Primaria del polo
didattico di Portogruaro dell'Università di Trieste, dove abbiamo
svolto un laboratorio sulla comunicazione manipolativa. Questo
laboratorio viene e verrà riproposto in altre sedi ed in altri corsi, e
quindi troverà sicuramente ulteriori sviluppi.
Euro
AMARO MONTENEGRO
(politically uncorrect? non si dovrebbe dire "monte-di colore"?)
Che cosa fanno gli Uomini Veri dalla mattina alla
sera? Oltre a portare in giro il loro mascellone volitivo perfettamente
vestito di due millimetri di barba ottenuti tramite regolatore ma che
sembra sfatta? Ovviamente guidano aeroplani biposto rilevando a occhi
nudi quel che darebbe filo da torcere ad un radar, salvano animali in
pericolo, aiutano gli sfortunati e, con l'immancabile
adrenalinico-romantica colonna sonora, ridono, si danno forti pacche
sulle spalle e si abbracciano. E, per festeggiare i loro immancabili
quanto quotidiani successi, sapete cosa fanno? Bevono amaro montenegro.
Che ha il sapore vero per uomini veri.
TU vuoi forse essere un Uomo Vero? Vuoi smettere di essere un banale
impiegatuccio con una normale mascella? O almeno, nelle tue fantasie
post-adolescenziali, ti identifichi in qualcosa di diverso del padre di
famiglia con un po' di pancetta che non sa andare a cavallo o pilotare
aerei? Beh, almeno schiaffati in gola più amaro montenegro possibile,
in questo assomiglierai facilmente ad un Uomo Vero. Non sarai ancora un
Uomo Vero e non lo sarai mai, ma almeno assaporerai anche tu il Sapore
Vero, quello che gli Uomini Veri gustano quotidianamente.
Direi che è inutile commentare. Ci si limiti a
rilevare chi dei due tra l'impiegato con la pancetta e il personaggio
interpretato dall'attore è più vero. Si tenga poi presente il
meccanismo su cui questo spot cerca di far leva, ovvero su quelle
fantasie adolescenziali maschili proiettate in canoni preconfezionati
di virilità che, in quanto sopravvissute in età post-adolescenziale,
rappresentano in maniera piuttosto precisa il livello di
insoddisfazione individuale, qui alimentato dal suggerimento di un
comportamento che cerca di proporsi facente parte del canone di cui
sopra. Piuttosto banale. Dal canto mio estendo il concetto dell'uomo
vero ma non troppo al gusto amaro-zuccheroso proposto dal prodotto, che
è tutto meno che un'alta esperienza del palato, eventualmente
ottenibile con ben altri liquori di ben altro livello. Ma perchè chi
produce alta qualità non fa pubblicità?
Euro
ATTENTI AL VECCHIO!
È Babbo Natale il protagonista centrale di una
serie di tre spot televisivi nei quali vengono pubblicizzati alcuni
prodotti surgelati del marchio Findus.
I prodotti in questione sono talmente buoni che anche Babbo Natale si
fa indurre in tentazione e, pur di gustarseli, mette da parte la
propria morale, anzi la calpesta, e da uomo buono che, per antonomasia,
premia e gratifica i bambini con i regali da loro desiderati, si
trasforma, approfittandosi dell'abito che indossa, in un uomo egoista,
disposto a diventare un imbroglione pur di assaporare il piatto ambito.
Questo Babbo Natale, avvalendosi del ruolo che riveste e del carisma
che la sua figura esercita agli occhi dei più piccoli, entra
sfacciatamente, fuori periodo natalizio, dapprima nella casa di un
bambino italiano, successivamente nella casa di una bambina asiatica
ed, infine, nell'abitazione di un bambino tedesco.
In tutte e tre le situazioni non solo si muove liberamente come se
fosse a casa propria, aprendo il frigorifero e trovando a colpo sicuro
una confezione del prodotto pubblicizzato che prende e prepara, ma
addirittura illude i bambini, che lo guardano incantati nella speranza
di mangiare con lui, prendendoli in giro con un gioco di parole per poi
lasciarli a bocca asciutta.
Emerge da queste scenette l'intenzione mirata di
ribadire il concetto che il Babbo Natale proposto non è un anonimo uomo
travestito, ma proprio Lui, in carne ed ossa, il vero Babbo Natale che
infatti, come da tradizione, visita le case dei bambini di tutto il
mondo, che lo attendono con gioia e fiducia.
In questo modo l'inganno che abbiamo di fronte va ad incrinare quella
sfera più magica e fantastica dedicata e spettante di diritto a tutti i
bambini, il regno dei sogni e della fantasia.
Sembra quindi che ormai, ai tempi d'oggi, tutti non facciano altro che
rincorrere i propri scopi, dimenticandosi dell'altro, che più nulla
venga fatto spontaneamente per il puro piacere di essere fatto, che
valori ed ideali possono essere tralasciati in nome dei propri
interessi.
Viviamo dunque in un mondo che legittima la prevaricazione del forte
sul più debole, dell'adulto sul più piccolo, e che legalizza l'abuso di
potere?
Ma è proprio così?
Se così fosse, allora, poveri bambini, non possono più fidarsi nemmeno di Babbo Natale!
Agnese Monastra
THAT'S AMORE
La comunicazione è densa di significati, infatti la
trasmissione del messaggio è caratterizzata da due componenti: una
parte esplicita, in cui il contenuto è reso manifesto ed è espresso; e
una parte implicita, che cerca di andare oltre la precedente e
trasmettere qualcosa di più, ma in maniera sottesa.
Proprio su quest’ultimo contenuto si basa il messaggio pubblicitario,
detto anche manipolatorio, in quanto il contenuto esplicito vuole
nascondere quello implicito: la pubblicità agisce sui nostri bisogni
cercando di sottolineare il senso di inadeguatezza in cui ci troviamo e
alla quale può essere dato sollievo immediato tramite l’acquisto del
prodotto pubblicizzato. Essa propone un modello a cui aspirare e
l’utente, ricordandosi del prodotto che potrebbe farlo assomigliare
all’ideale, ricorda il suo nome e nel momento in cui se lo trova
davanti agli occhi lo acquista: in tal caso il messaggio pubblicitario
ha colpito nel segno e prodotto l’effetto desiderato. La pubblicità si
propone di insegnare, o più esplicitamente trasmettere, il modo in cui
l’individuo deve comportarsi e vivere nella società attuale per non
essere un outsiders.
Ma ciò che in realtà, a mio avviso, cerca di fare è solo omologare la
massa, rendere gli individui esattamente uguali l’uno all’altro in modo
tale da renderli facilmente manipolabili, in quanto i mass-media
cercano di trasmettere qualsiasi cosa per impedire all’individuo di
pensare con la propria testa. L’utente deve tenere in considerazione
solamente ciò che viene proposto e scegliere tra ciò, perché trovarsi
di fronte a un “tutto pronto e subito” è molto più facile che pensare e
impiegare molto tempo per scegliere.
Per mostrare come il messaggio manipolatorio-pubblicitario agisce e cosa intende trasmettere realmente propongo un esempio.
Pubblicità di un nuovo prodotto surgelato della Findus, della linea That’s amore.
Lo spot mostra una ragazza carina con capelli biondi e occhi azzurri
(ideale) che, in uno splendido paesaggio di mare, riflette su come il
vento sia un entità libera, che spazia dove vuole e a volte “giri”
dalla nostra parte. In quel momento l’attenzione della camera si sosta
su di un ragazzo che corre in riva al mare e raccoglie uno scialle di
lei. Successivamente c’è la presentazione del prodotto da forno e i due
che lo gustano serenamente a tavola. Ma la chicca è lo slogan finale
che enuncia: “Cerca il benessere, troverai il piacere.”
Questa pubblicità mostrando il surgelato, che per la
prima volta si cuoce al forno, cerca di sottolineare come la sua
semplicità e bontà possa prendere letteralmente “per la gola” l’amato.
Invece che faticare per preparare succulenti piatti per il partner o
fare chissà che pazzie ora basta un surgelato di pesce( più raffinato
della carne), per renderci abili nelle conquiste amorose. Allora la
ragazza che lo vede, nel tentativo di sentirsi bella come quella
proposta nello spot e conquistare il ragazzo dei suoi sogni lo invita a
casa e gli propone…il bel surgelato acquistato poco tempo prima al
supermercato. Non a caso il surgelato fa parte della linea That’s amore
Findus, quindi visto il nome e l’apparente dimostrazione del risultato,
perchè non provare invece che continuare a soffrire pene d’amore?!
Sara Collauto
Collaboratori: Euro Tagliapietra, Agnese Monastra, Sara Collauto
Ultima modifica 21-01-2005 04:18


Pubblicità, il trash paga?
In questo palazzo non è gradita la pubblicità