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Cina, un Paese unito contro la censura

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Intanto i giganti occidentali del web cercano compromessi per invadere il mercato

Si fa sempre più critica la situazione nel Paese del Sol Levante, dove non si arresta lo sciopero della fame come manifestazione di protesta contro la repressione, operata dal governo, nei confronti di giornalisti troppo “liberali”.

Solo lo scorso ottobre Wu Xianghu, vicedirettore del quotidiano “Taizhou Wanbao” (Il Giornale della Sera di Taizhou) è stato malmenato fino alla morte dalla polizia, per aver pubblicato un articolo che si opponeva alla decisione del governo di imporre un tassa sui possessori di motorini. Ha subito poi dure percosse l’avvocato Yang Maodong per aver ripreso dei poliziotti che lo pedinavano, mentre cercava di aiutare gli abitanti di un villaggio ad allontanare il capo, accusato di corruzione.

Di qui l’inizio della protesta che ha messo a confronto la stampa e le autorità cinesi. Finora ben 42 sono i giornalisti in prigione per reati di opinione. E ora si punta il dito contro il colosso americano Yahoo, accusato di aver pubblicato delle informazioni utili all’arresto di Li Zhi, giornalista dissidente. E dopo Yahoo, Microsoft e Cisco, anche Skype, gigante dell’informatica, si è mostrato pronto ad accettare la censura, pur di entrare in un mercato in continua evoluzione. Skype, leader nel settore della telefonia a basso costo, si è dichiarata pronta ad far rispettare ai clienti una lista di parole proibite stabilite dalle autorità per clienti, quali Falungong, la setta religiosa messa fuorilegge da Pechino, e Dalai Lama, il leader tibetano.

Dal canto suo Microsoft ha dichiarato di voler investire fino a 500 milioni di dollari sul mercato cinese nell’ambito della telefonia mobile e della pubblicità. Per tutti i colossi americani l’obiettivo rimane quello di fare della Cina il loro primo mercato entro i prossimi 5 anni.


Created by ecosta
Contributors : Elisa Zingon
Last modified 28-02-2006 11:39
 
 


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