Con Google sulle spalle dei giganti del sapere
Conoscere è potere, è risaputo. Ma servono strumenti adeguati per soddisfare la sete di conoscenza che caratterizza quello che, per professione o semplicemente per necessità, si definisce studioso: sembra esserne consapevole Google, il noto motore di ricerca on-line, che ha da poco lanciato Google Scholar, un nuovo servizio indirizzato a chiunque abbia bisogno o semplicemente desideri consultare la sterminata letteratura mondiale di stampo accademico e scientifico.
Oggi giorno e nell’Occidente del Mondo (passatemi queste generalizzazioni), siamo abituati a trovare nel web uno strumento immediato ed economico, o meglio dal costo in continua diminuzione, in grado di semplificarci parecchio la vita, almeno per quanto riguarda l’atto in sé di ricerca delle informazioni.
Difatti, o abbiamo la form di ricerca già integrata nel browser d’ordinanza oppure, alla peggio, siamo costretti, anzi abituati manco sia diventato un istinto riflesso, a collegarci alla canonica pagina di Google (o di altri motori di ricerca) e digitare la o le parole chiave che rappresentano il focus della nostra ricerca. La lista dei risultati, filtrati da algoritmi sempre più efficaci e ‘intelligenti’, ci restituisce un insieme di voci che, ancora molto spesso, non soddisfano le nostre aspettative o che, nel migliore dei casi, necessitano di un lungo e accurato spoglio prima di riuscire a trovare ciò che cerchiamo.
Le cose si complicano quando entriamo nella sfera delle cosiddette ricerche specialistiche: chiunque abbia dovuto individuare risorse di tipo accademico e scientifico, per una tesi di laurea o per altre esigenze di studio o di lavoro, ne è testimone. Ci si rende presto conto di come un giro in una qualunque biblioteca, coadiuvata magari da un buon servizio di reference del bibliotecario addetto, possa produrre una selezione di riferimenti bibliografici molto più soddisfacente.
Naturalmente a monte di questa maggiore precisione nel recupero delle informazioni,
e quindi di una maggiore qualità nell’esperienza della ricerca,
c’è innanzitutto il fattore umano (il bibliotecario appunto), che
non potrà essere eguagliato né avvicinato da nessun motore di ricerca
almeno finché il web semantico, insieme ad una buona dose di intelligenza
artificiale, non raggiungerà uno stadio più maturo ed una diffusione
più capillare.
In secondo luogo, c’è da dire che molte risorse, soprattutto se
di provenienza e qualità scientifica, sono indicizzate e rintracciabili
solo attraverso gli archivi di banche dati specializzate quasi sempre a
pagamento (a caro prezzo ad essere sinceri), a cui per fortuna le
migliori biblioteche sono spesso abbonate.
Da ultimo, persiste ancora, almeno per quanto riguarda l’Italia, una certa
resistenza tra il mondo dei bibliotecari di professione e gli informatici ad
unire sforzi e risorse per un comune sviluppo di quel settore che all’estero
rientra inequivocabilmente e univocamente nella definizione di Information
Science e che non trova un corrispettivo nel nostro panorama disciplinare.
Detto questo, constatiamo come nella quotidianità non possiamo o difficilmente siamo disposti a spostarci per recuperare informazioni. Pretendiamo piuttosto che siano le informazioni a venire da noi. Pigrizia o reale impossibilità che sia, questa è la realtà.
Ecco allora affacciarsi sui desktop dei sempre connessi utenti Google
Scholar.
Questa volta l’attenzione del grande motore di ricerca, che tutto vede
e tutto può, è rivolta verso quel sottobosco di documenti scientifici,
recensioni, citazioni, tesi, articoli di riviste, atti di convegni, e-book
e citazioni che costituiscono il corpus della letteratura accademica mondiale.
La lente dello ‘studioso marcato G’ riporta così, in modo
sistematico, risorse sia on-line che off-line (riportando di queste ultime il
riferimento bibliografico, la citazione o anche un abstract), riferite a discipline tanto umanistiche quanto propriamente scientifiche. La ricerca viene effettuata
su documenti di ogni lingua nonostante l’interfaccia utente sia per ora
solo in inglese.
Così tutto quel ricco patrimonio di informazioni che gli altri motori
di ricerca, chiamiamoli generalisti, ignorano o nascondono nel marasma di risultati
troppo ricchi, viene ora isolato dal rumore delle altre fonti, scovato e valorizzato.
Come dichiarato nella pagina
di presentazione del nuovo servizio, i risultati
sono sì generati in base alla rilevanza che le parole ricercate hanno
nel testo integrale di un articolo, ma anche in base all'autore, alla pubblicazione
e alla
frequenza con cui appaiono nell'intero catalogo. I criteri alla base degli
inimitabili algoritmi di Google sembrano quindi ispirati più da un approccio
squisitamente biblioteconomico che da motore di ricerca classico.
A giudicare dalle prime reazioni degli addetti ai lavori, come quelle che
si possono leggere sulla mailing list del SIGIA (Special Interest Group Information Architecture), non mancano già le
prime critiche al servizio: chi accusa Google Scholar di non posporre i risultati
delle fonti a pagamento rispetto a quelle gratuite, chi non ne riconosce l’innovazione
constatando la preesistenza di servizi analoghi come CiteSeer.
Gli estimatori del nuovo servizio, d’altro canto, controbattono facendo
notare la superiore velocità del servizio offerto da Google (che da
tempo ne ha fatto uno dei propri cavalli di battaglia) nel restituire i risultati
di
una ricerca e di come questi includano anche i riferimenti ai libri, assenti
invece in CiteSeer.
Per il momento comunque, non si può che considerare positiva l’iniziativa
di Google in questo settore. Oltre a metterci a disposizione un nuovo strumento
di ricerca di per sé innovativo è da tenere in considerazione il valore
divulgativo dell’operazione: sicuramente, infatti, altri concorrenti
di Google cercheranno di cimentarsi sullo stesso terreno e tutto questo avrà
l'effetto indiretto di portare alla ribalta della cronaca, e quindi all’attenzione
di un vasto pubblico, un settore tanto importante nella condivisione delle
conoscenze come quello della ricerca specialistica in ambito accademico e scientifico.
Come a dire che conoscere gli strumenti di ricerca è il primo passo per la
condivisione delle conoscenze.
La dicitura ‘beta’ sotto il logo ci ricorda come il servizio non sia garantito al 100% perché ancora in fase di sperimentazione/miglioramento. Non ci resta quindi che aspettare la sua maturazione, curiosi anche di vedere come saranno integrate eventuali forme di web advertising in questo strumento.


La scelta del dominio
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