Il sogno di una città senza pubblicità
L'annuncio è stato di quelli che non passano in silenzio: "Via tutti i cartelloni pubblicitari". La coraggiosa iniziativa è stata promossa nella città di San Paolo del Brasile, a partire dal primo gennaio 2007. Niente più manifesti quindi, ma anche niente più insegne, e niente più pannelli elettronici lampeggianti. Insomma, una città senza pubblicità.
Il comune della metropoli brasiliana ha varato questi drastici provvedimenti per fronteggiare un "inquinamento visivo" sempre più dilagante. Il panorama cittadino era ormai costellato da insegne pubblicitarie di ogni tipo, poste praticamente ovunque. Ripulire la città per avvicinarla a un contesto urbano ideale era una necessità per molti impellente.
Come era prevedibile, però, le proteste sono arrivate immediate, e accese. Società pubblicitarie e operatori commerciali hanno alzato la voce contro questo provvedimento, visto come una restrizione della libertà d'espressione fortemente dannoso per l'economia del settore pubblicitario. Senza considerare che i consumatori si sarebbero trovati privi di adeguate informazioni sui prodotti.
Il risultato è che, ad oggi, a San Paolo la pubblicità è ancora presente, seppur con forme meno invasive. Quello che, invece, è da evidenziare è che qualcosa effettivamente si è mosso dopo l'appello anti-mainifesti. E' arrivato, dunque, il momento di ripensare le strategie pubblicitarie nell'ottica di una promozione "sostenibile", incentivando un vero e proprio salto culturale. Si tratta cioè di far convivere le esigenze della pubblicità con quelle degli standard di vita delle persone all'interno delle città.
Il manifesto ha bisogno dello spazio urbano come un vero e proprio palcoscenico, ma lo spettatore va difeso da invadenze, regolando in maniera intelligente l'invio dei messaggi. Insomma, come si è arrivati a forme di consumo sostenibile, allo stesso modo è giunta l'ora di pensare concretamente a una "pubblicità sostenibile". La sfida (ardua) per i professionisti del settore è aperta.

