Sorridi, sei la persona dell'anno
C'è chi ha l'energia e la passione per disertare il divano la sera dopo il lavoro e sedersi davanti al computer. C'è chi ama condividere in rete il proprio stato d'animo, un filmato amatoriale, il giudizio su come va la nazione, su com'è stato quel concerto. Chi sono queste persone? "Sei tu". Risponde il Time.
Il settimanale americano ha nominato "Person of the Year" i "cittadini della democrazia digitale". La rivoluzione, motiva, è il parlarsi persona a persona, cittadino a cittadino. Con molte banalità e cose inutili, sì, ma senza pulpiti.
Questa democrazia della conoscenza ha persuaso il Time a scommettere sulla massa. "Avanti, dicci che non sei solo un po' curioso", conclude Lev Grossman ammiccando alla "Persona dell'anno" che lo legge online. "Molti credono che questo fenomeno sia pericoloso, perché mina l'autorevolezza di media come il Time", ammette l'ad Richard Stengel, "alcuni la chiamavano "l'ora dell'amatore". Ma l'America fu fondata da politici amatoriali".
Una volta erano i giornalisti gli unici che potevano riferire da zone in cui il lettore non era mai stato. Ora, fa notare Stengel, una mamma a Baghdad con un videofonino può varvi vedere l'esplosione di un'autobomba. Queste fonti sono spesso più immediate e autentiche dei tradizionali media, che si devono interrogare sul loro ruolo e sono spinti all'innovazione.

